martedì 24 gennaio 2012

La protesta che non convince


Lo ammetto, sono molto scettico riguardo lo sciopero dei trasportatori, aderente al cosiddetto movimento dei "forconi".
Fermo restando che non è ammissibile e sostenibile il continuo aumento dei prezzi dei carburanti, delle assicurazioni RCA, dei pedaggi autostradali e delle spese di gestione TUTTE, ma dico: adesso se ne accorgono?

Il prezzo di questi beni e servizi è in costante e graduale aumento da anni ed i trasportatori se ne accorgono solo ora? Dov'erano negli anni di governo Berlusconi? E per i tassisti era normale doversi comprare il lavoro al prezzo di mercato di una licenza?

Io non voglio difendere Monti, ma credo sia chiaro a molti, ormai, che al professore sono state vigliaccamente consegnate in mano le chiavi del "baratro" nel quale i soliti noti della politica non volevano e potevano prendersi la responsabilità di gettare il Paese, rovinato dalle loro stesse mani.
Non mi sento di biasimare, quindi, l'attuale Governo, perchè altro non fa che gestire la cosa pubblica servendosi di ciò che è capace di usare, ovvero i vecchi strumenti della politica tanto cari all'Unione Europea spolverati di serietà e sobrietà, ma al tempo stesso sono certo che un'altra politica è possibile ed anzi necessaria.

Parlando dei tassisti: l'idea (vecchia) di creare occupazione liberalizzando l'accesso alla professione, eliminando di fatto la compravendita delle licenza non è, a mio avviso, cattiva. Forse creerebbe veramente dei posti di lavoro e sicuramente aumenterebbe il servizio di mobilità pubblica, ma lo Stato dovrebbe prima riscattare le attuali licenze di tutti, restituendo così il futuro ai tassisti che l'avrebbero usata come liquidazione. E dubito che le casse siano pronte ad un esborso simile.

I distributori: ATTUALMENTE QUESTI NON SONO IN SCIOPERO, HANNO SOLO VENDUTO TUTTO, COMPLICE LA FOBIA DELLA GENTE.

Per quanto riguarda il settore dei trasporti: è vitale potenziare le infrastrutture di trasporto merci su rotaia e modificare le politiche di distribuzione interne al Paese. Non dipendere più in questo modo dal trasporto su gomma e di conseguenza dal petrolio, ma piuttosto incentivare la filiera corta, gli alimenti a "km zero", i gruppi di acquisto solidali, in una parola RIVOLUZIONARE lo stile di vita avviluppato ed invischiato nella nostra società dei consumi non più sostenibile.

E questo solo una volontà politica giovane e seria, non clientelare, può farlo! Giàmmai le corporazioni ricattatrici e legate ai loro diritti acquisiti sui sedimenti delle annose abitudini.

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